Sinceramente le piante velenose non sono mai state la mia passione: non ci si può fare granché e - almeno finora! - non ho mai provato l'insopprimibile desiderio di liquidare qualcuno.
Qualche tempo fa, però, in una puntata del mio adorato
Ispettore Barnaby (telefilm gialli dallo spiccato sapore
old England), una donna veniva avvelenata con una pietanza condita... all'aconito. Gli effetti furono devastanti e la morte immediata e a me venne voglia di scoprire se il regista avesse calcato un po' la mano o se davvero l'aconito fosse tanto pericoloso.

L'aconito è una pianta spontanea perenne, appartenente alla famiglia delle
Ranuncolacee, molto diffusa nei terreni montagnosi e collinari. Cresce bene nelle zone umide (predilige i terreni freschi e ricchi di sostanza organica) e la sua fioritura avviene fra luglio e settembre.
E' molto graziosa, ma altamente tossica. Lo sono in particolar modo le radici, che possono malauguratamente essere confuse con altri tuberi commestibili. A tale proposito sarà bene fare molta attenzione: le radici di aconito sono velenose e una quantità anche minima può essere fatale, qualora venga ingerita.
Anche gli steli e le foglie della pianta vanno maneggiati con cautela. Cito
da Internet: «A volte si sono avuti intossicazioni e fenomeni irritativi locali solo tenendo un mazzo di questa pianta nelle mani, perchè i principi attivi vengono assorbiti anche attraverso la pelle». E' pertanto buona norma detergersi sempre accuratamente le mani dopo aver avuto un contatto diretto con questa pianta.
Le due immagini soprastanti raffigurano l'
Aconitum napellum.La foto qui sotto riguarda un'altra varietà di aconito, l'
Aconitum lycoctonum, ugualmente pericoloso: il suo veleno veniva usato in passato per uccidere volpi e lupi, da cui il nome.
Lykos, infatti, in greco significa "lupo".
Foto ©
Arwin&Legolas
E, ancora, le foglie dell'
Aconito di Lamarck: