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Aconitum Napellus
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3rd-Mar-2009 10:58 pm - Della Verità (e di altre strade)
Lo dicevo qualche post fa, che il sangue ha sempre avuto su di me un effetto particolare.
Lo considero infatti un elemento fecondo, humus capace di stimolare anima e pensiero.
E, guarda caso, proprio quando ritorno a ragionare sul sangue

(io sono fatta così: mi soffermo sulle mie personali "metafore ossessive" a fasi alterne; adesso è il turno del sangue, fra qualche settimana chissà... Coltivo il vizio raffinato dell'incostanza...)

si affaccia alla mia memoria (complice anche un libro sul cristianesimo, di cui sto correggendo le bozze) il vecchio nodo irrisolto sul vero volto della Magna Mater, sulla Verità che sta oltre il velo e che mi spinge ad andare avanti lungo il Cammino.
Faccio mille cose, durante le mie giornate; soprattutto coltivo molti progetti, che sono - allo stato attuale delle cose - ciò per cui metto i piedi giù dal letto la mattina.
E quando parlo di "progetti" non mi riferisco solo del G.A.S. o del Circolo di Lettura, ma anche - e soprattutto - ai rapporti umani, all' Amore, alla Dedizione e all'Empatia verso l'Altro e con il creato nella sua interezza.
In tutto questo clamore di vita, nel fluire ininterrotto di passioni e contrasti - in tutto questo, mi dico, il filo rosso è sempre Lei.
E' Lei che mi pungola, Lei che (complice) mi suggerisce la via da percorrere, quale direzione scegliere, chi amare e chi abbandonare al proprio destino.

Alcuni si dedicano al misticismo.
Molti, scegliendo la via più breve, giocano a fare gli eletti.
Io preferisco fare silenzio e ascoltare, tendere l'orecchio non nel silenzio di una cattedrale, ma fra le bazzecole del quotidiano, certa che uno scopo ultimo Lei lo abbia sempre avuto.
Deve essere così.
Altrimenti non mi spiegherei la supremazia testarda (nonostante tutto) della vita sulla morte, né riuscirei a giustificare l'ostinazione tenace con cui ci abbarbichiamo alla sopravvivenza, convinti come siamo che non saremo smentiti - come del resto non lo siamo stati finora.

Ho sentito spesso dire che la Magna Mater è una dea cieca e sorda.
Eppure da Lei ottengo risposte, conferme. Da Lei attingo quella forza terrifica che altro non se non è l'evidenza folgorante della Vita in questo mio corpo, nelle mie ovaie e nel mio sangue...

Ci tornerò, su queste cose. E in maniera più approfondita.
Questa sera, volevo solo lanciare un piccolo grido di amore e di gioia.


Otto Rapp, Magna Mater
4th-Jan-2009 03:37 pm - Inverno - Parte III

Costanzana, Vercelli
Foto © Cristiano

Sembra impossibile che faccia così freddo. Sono morti due dei ciclamini che avevo in cortile - quelli più esposti alle intemperie - a causa del gelo delle ultime nottate. Anche i fiori di Ecate possono morire...
Per quello che mi riguarda, visti i rigori del Generale Inverno, approfitto di questi giorni di "vacanza forzata" (il mio contratto di lavoro presso il Comune verrà rinnovato solo a partire dal 7 gennaio) per restare chiusa in casa, a osservare la galaverna sulle piante, dalla finestra del soggiorno. Coltivo l'arte pericolosa della pigrizia, facendo tanti buoni propositi per i giorni di sole - quando arriveranno.
Dopo le feste, poi, lavorerò solo mezza giornata. La nota dolente è che anche lo stipendio sarà dimezzato; quella positiva è che avrò più tempo libero per stare con i miei animali, per seguire la casa, leggere, scrivere e aiutare Cri nella gestione della sua attività.
Non so quanto tempo potrà durare questo menage: ho bisogno di uno stipendio intero e quindi ricomincerò a portare in giro il mio curriculum, nella speranza di trovare presto un posto meglio remunerato. Proverò ancora con le supplenze: potrei integrarne una a tempo pieno (ammesso di trovare una cattedra disponibile in zona) con i due corsi che tengo al sabato...
Si vedrà. Non ci sarà comunque nulla di definitivo e di immediato; non a breve distanza almeno.

Intanto, ho ricominciato a studiare: ho intenzione di preparare un lavoro insieme a mio padre, sul vampirismo e sulle proprietà rigeneratrici del sangue. Dobbiamo tradurre un buon numero di testi, poi potremo iniziare la ricerca vera e propria. Naturalmente ci sarà posto anche per le striges, che non di rado utilizzavano il sangue nei loro "inciarmi".

Insomma, cerco di mantenermi attiva e curiosa; di non abbandonarmi alla fascinazione molesta del "sopravvivere a ogni costo", alimentando di continuo la mente insieme al corpo, lo spirito di pari passo col senso pratico.
Anche quando fuori la terra è gelata e le ragnatele bianche di brina intessono ricami lungo le travi del portico...
28th-Dec-2008 01:06 am - Corrispondenze
«La Nature est un temple où de vivants piliers
Laissent parfois sortir de confuses paroles;
L’homme y passe à travers des forêts de symboles
Qui l’observent avec des regards familiars.
Comme de long échos qui de loin se confondent
Dans une ténébreuse et profonde unité,
Vaste comme la nuit et comme la clarté,
Les pafums, les couleurs et les sons se répondent.
Il est des parfums frais comme des chairs d’enfants,
Doux comme del hautbois, verts comme les prairies,
- Et d’autres, corrompus, riches et triomphants,
Ayant l’expansion des choses infinies,
Comme l’ambre, le musc, le benjoin et l’encens,
Qui chantent les transports de l’esprit et des sens.»

Charles Baudelaire, Correspondences

Lei chiama, giorno dopo giorno. Non può farne a meno - così come la maggior parte degli Uomini non può fare a meno di ignorarLa.
Coloro che non odono e che non sanno sono morti mentre respirano, rinnovano la fine ad ogni alba e ad ogni amplesso.
Chi ascolta, chi riesce a udire, oltre il frastuono, la voce della Signora che chiama

(fra lo stormire delle foglie e l'abbaiare dei cani alla Luna,
nel silenzio greve dell'inverno e nelle serate tiepide di primavera,
lungo i sentieri che si perdono nei boschi, a ridosso delle colline,
dove donne bizzarre calcavano la polvere a piedi nudi, borbottando preghiere e maledizioni,
parlando col vento,
danzando con i conigli)

invece, vedrà schiudersi di fronte al proprio sguardo incredulo la Foresta dei Simboli, dei Richiami, delle immagini che si ripetono, degli echi che sfidano il tempo e i secoli.
Non vi è mai capitato di sentirvi predestinate. Non vi è mai capitato di sentire (e sapere) che il sangue caldo che vi scorre nelle vene è antico quanto la Terra - e forte, come la Terra.
E' linfa, il vostro sangue; e ha un corso impetuoso, che vi trasporta indietro, giù, lungo le radici dell'Albero, simile a un torrente in piena, capace di spezzare gli argini e travolgere la piccolezza del quotidiano.
Siete più che donne.
Siete streghe.
Avete cavalcato folli nelle notti d'agosto, sulla groppa di un grosso gatto o di un montone. Se aprite il palmo e vi annusate la mano, potete ancora sentire l'odore del pelo del vostro famiglio.

Gli animali, sì. Loro conoscono e vedono. Condividono con noi un segreto vecchio quanto il mondo: me lo ripeto ogni volta che, nelle serate di equinozio o di solstizio, il gatto mi chiede con insistenza di uscire e il cane fa avanti e indietro, inquieto, davanti alla porta d'ingresso.
La sentono camminare per la campagna, col suo strascico di polvere.
Quando posso La seguo. Quando ho troppo freddo (o troppa paura) mi limito ad ascoltarne i racconti.
A volte sono gli alberi a sussurrare in Sua vece. Altre volte è il fuoco, che al contempo mi ammonisce e aspetta sempre che io torni a casa - in ogni senso.
Altre ancora il Suo canto è nel vento, nella nebbia che attraverso la mattina, nel barbagianni che si solleva in volo di colpo, nella notte, illuminato dalla luce della mia torcia. Ascolto il suo grido, gli rispondo col silenzio.
Vado alla ricerca di segnali, di indizi, symbola: ogni volta che ne raccolgo uno, sul mio sentiero, si rafforzano la mia convinzione e la mia appartenenza, la mia testardaggine da melagrana.


Fotografia © Cristiano
23rd-Dec-2008 08:05 pm - Inverno - Parte II

Pochi giorni fa, una mia collega, parlando di un torto da lei stessa subìto e per il quale dovrà ricorrere a vie legali, ha detto: «Ho trovato un avvocato civilista bravissimo, specializzato nelle cause intentate dai soggetti più deboli, come le donne sole...».
Io non mi sono mai sentita un "soggetto debole"; né in passato, quando ero effettivamente sola, né oggi, che ho un compagno.
Non hai mai preteso di essere difesa da nessuno, perciò oggi non lo chiedo a *lui*.
Rivendico per me la testardaggine di tante donne, lontane nel tempo o nello spazio.
Rivendico la forza di quelle donne-streghe che a lungo hanno lottato, passando alla storia - oppure smarrendosi nell'oblio della memoria.

Oggi non è stata una bella giornata.
Nonostante la positività con cui avevo cominciato ad affrontare il freddo dell'inverno, questa mattina mi sono arrivate due brutte notizie - di quelle che tolgono il fiato.
Non starò a dilungarmi, non voglio assomigliare a un romanzo di Dickens: la parte dell'eroina lacrimevole non mi si addice.
Dico solo che potevo aspettarmelo: il periodo che va da Calenda alla Candelora ha sempre avuto per me un sapore nefasto.
E' come se le tenebre tentassero di soffocarmi: ogni anno la stessa sensazione di angoscia.
Devo affrontarla a muso duro, se voglio uscirne.

Ecco, allora, che quella forza tutta femminile, magica, stregonesca

(quella forza che ho sempre saputo di possedere e che, tutto sommato, è il lato buono del mio carattere bizzoso)

torna a essere utile - indispensabile per sopravvivere.

Non so essere diversa, non so essere altro che questo fascio di nervi pronto allo scatto.
Verso qualche lacrima, ma non mi dichiaro sconfitta. Non lo farò ancora per molti anni. Fino a quando non dirò, come oggi ha detto mio nonno: «Sono stanca di essere stanca».

Fino ad allora tenderò forte le mie mani e le braccia, per far diradare le tenebre; e riderò, canterò, farò ironia a voce alta, per rendere meno intollerabile il peso del silenzio. 

E' una promessa.
 

15th-Sep-2008 11:10 pm - La melagrana

Ti nutro con chicchi di melograno
perché torni a sanguinare il mio grembo
e a tremare la terra
al ripetersi
ossessionato delle mie lacrime.

Sono io la Grande Malata
io la donna che non può
più
sentire dolore...

(E.M.)

S. Dalì, Le rose sanguinanti (1930)

(Lo aspetto, questo Equinozio, con un'ansia che mai ho provato - per nessuna delle Feste dell'Oscurità. Una parte di me acclama la Rinascita, nel buio e nel silenzio - com'è stato all'inizio. L'altra parte, al contrario, recalcitra impaurita, smarrita di fronte alle inezie del quotidiano, del futuro, di "Ciò Che Deve Essere Programmato". Ma io so che sarà la prima ad avere la meglio - una volta tanto.)

 
7th-Sep-2008 12:40 pm - Settembre
Sono tornata a casa già da parecchio, ma mi sono mancati il tempo e la voglia di scrivere su queste pagine.
Le montagne erano meravigliose e io e Cri ci siamo comportati da coscienziosi viandanti.
Del resto, arrampicarsi lungo i sentieri d'alta quota, per poi giungere - con quel particolare sobbalzo al cuore  - alla meta tanto ambita sono sensazioni che valgono la pena di faticare, di sentire le gambe indolenzite e la pelle bruciare al sole.
In più, durante il soggiorno in Valle d'Aosta, ho raccolto parecchi racconti e leggende, che sto trascrivendo in questi giorni sul mio quadernetto (e sul sito). Storie di vallate infestate da spiriti malevoli, di streghe più o meno pericolose, di animali bizzarri e lupi mannari. Nonostante la vicinanza geografica, sono molto diverse da quelle piemontesi: vi si leggono l'asperità della terra e la rigidità dei lunghi inverni, il freddo della notte, le insidie dei sentieri scoscesi.

Ci pensavo la sera, passeggiando lungo il torrente: quelli erano i luoghi del loup garu, delle fate bizzose capaci di tramutarsi in serpenti... Fino al secolo scorso, fino a soli cinquant'anni fa, la popolazione del luogo era ancora completamente immersa in questo mondo aspro e magico al tempo stesso. Ora, invece, non sappiamo più ascoltare, non sappiamo più meravigliarci, non sappiamo più trattenere il fiato sospeso per un fruscìo nella notte...

Il Gran Paradiso visto dai casolari dell'Herbetet (foto di Canidia)

Il ritorno alla vita quotidiana è stato meno riposante di quel che mi aspettassi: avevo creduto di poter fare ancora qualche giorno di vacanza prima di tornare al lavoro, invece io e Cri abbiamo finito per metterci a tinteggiare le due facciate di casa. Un lavoro faticoso, ma necessario. Non ne potevamo più dell'intonaco che sfioriva e dei ragni che si ostinanavano a fare il nido sopra la nostra porta d'ingresso.
La Casa dei Ranocchi ha cambiato faccia, assomiglia sempre meno a una vecchia bisbetica e inizia ad apprezzare la vivacità dei colori e la fragranza dei fiori. L'ho sempre detto io, che era solo questione di tempo...

Il primo di settembre ho ricominciato a lavorare.
Sono sempre in Comune, con un nuovo contratto valido per ben trenta giorni, che forse verrà rinnovato fino a Natale.
La vita dei precari è avventurosa e io cerco di non pensarci troppo visto che, oltretutto, il 17 di questo mese mi laureo. Cerco di non pensare troppo neppure a questo, altrimenti rischio di affogare.
Ma, certo, a volte ci penso. Appena appena, quel tanto che basta per restare agganciata alla realtà.
Per tanti anni l'argomento "università" è stato il tasto debole, il nervo scoperto da non stuzzicare. E adesso...
Adesso la laurea.
La fine dell'università e di tutti i miei patemi.
Che fossi testarda lo sapevo; ma senza Cri (senza la sua fiducia incessante nelle mie possibilità: a tutti i costi e senza mai vacillare...) non ce l'avrei mai fatta.
Che cosa cambierà, dal 17 settembre? Nella mia vita poco o nulla.
Ma nella mia testa sarà una gran baldoria.
11th-Apr-2008 05:04 pm - Perché quando la pioggia cade...
... io finisco sempre per sentire il profumo dolciastro del passato (della vecchia casa in collina, di tutte le volte che ho immaginato di poter passeggiare sotto l'acqua senza dovermi preoccupare di nulla) e divento uggiosa come il cielo - col naso rivolto all'aria, ad aspettare chissà cosa.
Avrebbe potuto essere una giornata migliore, oggi; ma mi è appena arrivata una brutta notizia che riguarda il mio cagnolino e ora sono qui, testarda, a lottare contro un nodo alla gola che non vuole sciogliersi.
Al prossimo che viene a dirmi che «Ah, tanto sono solo animali» un insulto sincero, dal profondo del mio cuore ballerino.

L'ho messo nel dimenticatoio, questo blog, me ne rendo conto. Senza connessione a casa, a malapena riesco a ritagliarmi qualche ora di tempo, il venerdì pomeriggio, per aggiornare il sito.
Mi mancano le mie escursioni nel web. Mi mancano le parole dei miei "amici virtuali", che leggevo quasi ogni giorno; mi manca questo angolo nero - la bicocca di Canidia.

Approfitto perciò di questa mezz'ora libera per cogliere al volo il "meme" lanciatomi da Nimue...

R e g o l a m e n t o

- indicare il link di chi vi ha coinvolti
- inserire il regolamento del gioco sul blog
- citare sei cose che vi piace fare
- coinvolgere altre sei persone
- comunicare l'invito sul loro blog

Allora... vediamo un po'... cosa mi piace fare? E' tremendo, io sono la persona meno abitudinaria del mondo, quindi quasi non so che pesci pigliare... Mah, a grandi linee direi che:

1) mi piace dormire (tanto e sodo: sono una di quelle persone che appena toccano il letto si addormentano e che, nonostante questo, riescono ad avere sempre sonno);
2) mi piace camminare - se poi mi trovo in mezzo al verde meglio ancora;
3) mi piace leggere, ma detesto farlo quando sono stanca;
4) mi piace tradurre dal latino (una passione recente, nata grazie alla mia docente di letteratura latina: ai tempi del liceo ero convinta che non avrei mai superato questo scoglio, e invece...);
5) mi piace trascorrere il mio tempo libero in compagnia di animali: cani, gatti, mucche, cavalli, volatili, rettili, roditori... mi piacciono tutti. Unica eccezione: i ragni - che però sono insetti;
6) mi piace andare a spasso col mio cane - e temo che fra poco non potrò più farlo.

Passo il testimone a: Viola e Sibillia (che possono anche fare il test qui in commento, se vogliono), Elbereth, Narcì (pensavi di sfuggirmi eh?), Zelda e alla cara Nyctea.
7th-Mar-2008 11:48 am - 8 marzo
Non so per quale motivo, ma al giorno d'oggi ci sono molte donne convinte che festeggiare la festa della donna sia sbagliato.
«Dovrebbe essere la nostra festa tutti i giorni!» dicono convinte. E poi, magari, la sera dell'8 marzo si regalano uno spogliarello maschile, in nome dell'Ormone Incalzante.
Frasi e comportamenti di questo tipo mi hanno sempre lasciata perplessa, perché hanno il sapore smaccato della polemica gratuita. Non si può pensare di festeggiare le donne tutti i giorni: così come non può essere sempre la festa del papà, della mamma, dei nonni o degli innamorati. Esattamente come non può essere, per i cristiani, ogni giorno Natale.
Invece di fare proclami e di volerci a tutti i costi anticonformiste, sarebbe meglio ricordare (a noi stesse e al mondo che ci circonda) quale sia il significato reale della festa della donna, che è (o dovrebbe essere) l'occasione per celebrare le vittorie faticosamente conseguite, i diritti acquisiti dopo lunghe sofferenze, il ricordo di tutte quelle donne che sono state schiacciate, calpestate, messe a tacere con la violenza.
In questo senso, non vedo cosa ci sia di male, a festeggiare in una giornata comune tutte le donne. Le donne forti, le donne fragili; le donne che hanno gridato e quelle che hanno sempre taciuto; le madri e le combattenti; le streghe e le sante...
Perciò non offendetevi, amiche vicine e lontane, se vi faccio (con un giorno d'anticipo) i miei migliori auguri per questo 8 marzo.
Siate orgogliose di ciò che siete. E vogliatevi bene.

C'è stato un tempo della mia vita in cui avrei dato l'anima in pegno, pur di riuscire a partire ogni volta che lo avessi desiderato.
E ora che le valigie davvero le ho sempre pronte e che ogni venerdì, a ogni ricorrenza festiva, mi sposto per brevi o lunghi periodi carica di borse e borsine - adesso sento l'amaro in bocca.
Vorrei fermarmi, adesso, poter dire "sono a casa". O quanto meno: "sì, io sono".
Sono... sono... sono che cosa?
In questo periodo sono

insofferente
rabbiosa
bisbetica
rancorosa
insoddisfatta
piagnucolosa
.

A tratti anche creativa, ma capita di rado.
C'è sempre un velo, fra me e gli altri, fra me e la vita. E vedo lontano, intorno a me. Ma sono miope per tutto ciò che riguarda me stessa.
Oggi, però, c'è il sole. E quando splende il sole, tutta la negatività della vita inizia a perdere un po' del suo smalto. Ho mandato avanti il sito del Cerchio a dovere, di questo sono soddisfatta.
Sabato scorso ho trascorso una bellissima serata nella nuova mansarda di Viola (ci voleva, diciamocelo) e ieri ho sentito Lunaspina: ci vedremo presto, forse già sabato, per una visione collettiva di 300 () e un po' di sane risate (Plin plòn: Viola, nel caso leggessi, l'invito vale anche per te!!).
Infine, last but not least, la mia tesi è f i n i t a, aspetta solo la correzione delle note. Finita. Non dovrò più pensarci, finalmente è uscita dalla mia testa.
Adesso sto traducendo Cicerone. Cerco di farlo meglio che posso. E' pesante, ma io lo affronto con una certa noncuranza: è l'ultimo esame, l'ultimo. Il resto, diciamocelo, son quisquilie; malinconie petulanti di una Canidia dai capelli scomposti - come li ho in questo momento: quando non mi pettino, anche i miei pensieri vanno con le gambe all'aria.

boomp3.com

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