Canidia ([info]c4nidia) wrote,
@ 2009-02-11 16:44:00
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Della magia delle parole - parte I
Spesso mi rendo conto che il mio interesse per la letteratura e la parola scritta può apparire poco inerente alla fede religiosa e al mio amore per la Magna Mater - più simile a un gioco intellettuale che all'afflato del credente.
Questa convinzione non è sbagliata solo per ciò che mi riguarda, ma anche (e soprattutto) perché trae origine da un'errata valutazione del mezzo poetico; che è, in un'unica soluzione, strumento affilato e magnifico della mente umana e primo vero atto magico della storia.
Fin dalle origini, infatti, la magia si è espressa attraverso la "legatura" delle parole che, cadenzate e catartiche, avevano la possibilità di aprire mondi "altri" e di soddisfare la volontà dell'operante.
Andando avanti nei secoli, con l'affinarsi del mezzo espressivo, la parola poetica diviene veicolo di conoscenza - dove per Conoscenza si intende la discesa del divino nella natura umana. E', in breve, l'in-vasamento: il poeta, otre vivente e pulsante, accoglie la divinità dentro di sé, divenendo tutt'uno con essa e acquisendo la capacità di "vedere" e di mostrare ciò che ha visto agli altri uomini.
Esiodo, nel proemio della Teogonia, è molto chiaro in merito: le parole sono ispirate dalle Muse ed è a queste divinità che il poeta si rivolge per conoscere la verità, in modo da poterla tramandare.

Beato il mortale caro alle Muse:
a lui fiorisce dalle labbra la voce [...].
Figlie di Giove, salvete, l'amabile canto a me date;
e celebrate la stirpe dei Numi che vivono eterni,
che nacquero dalla Terra, dal Cielo gremito di stelle,
e dalla buia Notte: nutriti altri furon dal mare.
E dite come prima la Terra ebbe origine, e i Numi
nacquero, e i Fiumi, e il Mare che irato si gonfia, infinito,
e sfavillanti gli astri nell'alto, e l'amplissimo Cielo.


(Esiodo, Teogonia)

La poesia - dunque - come Conoscenza.
E la Conoscenza come atto generativo, produzione di Verità e di Realtà (alternative?).

G. Courbet, L'origine du monde • Immagine ©

Ecco che, legato al significato originario del termine poesia (dal greco poièo: compongo, invento, produco, faccio), il gesto poetico - fatto di cadenze ritmiche, capaci di rapire la nostra mente e la nostra attenzione - acquista una nuova arcana valenza...




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[info]stregamamma
2009-02-19 03:26 pm UTC (link)
Interessante... io penso che comunque chi scrive sperimenti una forma di possessione, e che l'intellettualismo sia solo un effetto collaterale di chi... non si lascia andare abbastanza! Ti abbraccio cara, e grazie del bentornato.
Stregamamma

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[info]c4nidia
2009-02-23 03:31 pm UTC (link)
Sì, è proprio una possessione! E non lo sosteniamo soltanto noi, streghe matte, ma anche numerosi poeti del passato e dell'antichità. E non solo: se penso alla poesia di Eugenio Montale, Alda Merini, Sylvia Plath, Cesare Pavese (per citare solo alcuni fra i miei beniamini) mi accorgo sempre di più di quanto catartico (nel senso più profondo e magico del termine) possa essere il linguaggio poetico.

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