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Ovvero: ciò che rimane dell'Antico Regno del Silenzio
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18th-Jul-2008 11:51 pm - Mustéria
I culti misterici si svolgevano in Attica sempre di notte, durante la luna calante.
Nella tenebra più completa, quindi - densa come solo la notte dell'antichità lontana (priva dell'abbaglio che caratterizza i moderni centri abitati) poteva essere.
Il termine "mistero" deriva da mùstes, "iniziato" e dal verbo muéo, "iniziare". Quest'ultimo, a sua volta, deriva da mùo, "chiudere gli occhi".
La connessione fra conoscenza e cecità, impossibilità a vedere, è fin da subito evidente.
Gli iniziati ai Misteri Eleusini nella notte chiudevano gli occhi: così incominciava il loro viaggio, a ritroso nell'interiorità e avanti, verso la dimensione dell'ou-topia, di ciò che non può essere compreso, se non pagando un prezzo molto alto: la vista umana.


Oper your eyes, di © Scott Austin

Sono ciechi infatti i grandi sapienti, i poeti in-vasati, ciechi gli indovini. Per i Greci, la conoscenza passa attraverso lo sguardo e lo trasfigura. Chi vuole conoscere (e vedere) resta abbagliato, irrimediabilmente. E' una cicatrice, un marchio impresso nella retina.
Per questo, secondo Esiodo, i rituali misterici sono «terribili a vedersi» (Le Opere e i Giorni, 756).
E per questo Pindaro scrive:

Felice chi entra sotto la terra dopo aver visto quelle cose: conosce la fine della vita, conosce anche il principio dato da Zeus. (Fr. 137)

La dimensione femminile "ctonia", generatrice e distruttrice (alfa e omega), è la verità che non può essere svelata, se non in determinate circostanze. In questo senso il gesto simbolico del "chiudere gli occhi" da parte dell'iniziato (gesto che richiama da vicino, in un ripetersi devoto, l'atto di indossare il velo compiuto da Ctonie, nel mito raccontato nel post precedente) risulta particolarmente significativo: è l'incipit che apre la strada, il cammino circolare che conduce alla risoluzione - e dunque la fine.
9th-Jul-2008 06:37 pm - Mater edax
Racconta un mito arcaico tramandato da Feracide che Zàs (= Zeus) e Ctonie celebrarono le loro nozze e che, nel giorno del loro sposalizio, Zàs regalò alla dea un grande velo, su cui erano ricamati la Terra e l'Oceano, invitandola a indossarlo. Ctonie accettò e si coprì col manto.

Il gesto di Ctonie, il suo velarsi allo sguardo del mondo creato è l'unico modo per fare conoscere agli uomini ciò che per natura è inconoscibile.
Zàs sposa Ctonie, dea terrena - o, meglio, sotterranea - che, dopo aver ricevuto il dono del marito, diventa semplicemente Gea, la Terra, la superficie, che tutti possono vedere e comprendere.

La profondità invisibile di Ctonie è la verità delle cose, che possiamo leggere [solo] attraverso il velo di Zàs. (R. Peregalli, La corazza ricamata - I Greci e l'invisibile, Bompiani, Milano 2008, p. 34).


Marina Abramovic, The tree

L'uomo, in quanto tale, non può che osservare la superficie delle cose e limitarsi a intuire la dimensione abissale del divino.
Divino che è un principio non ascrivibile al cielo o alla luminosità rassicurante di un compenso promesso (paradisiaco), bensì all'oscurità sotterranea della mater edax - principio che divora, tritura, inghiotte per poi rigenerare.
La verità di Ctonie (e della donna, in generale, se si pensa con quanto sforzo e tenacia gli uomini abbiano, nei secoli, tentato di opprimere, domare, addomersticare le loro compagne di vita) è troppo grande e terribile, per essere accettato. E così il sottosuolo si trasforma nella terra prolifica, la dea potente (che richiede un tributo di sangue, per poter generare ancora e ancora) trasfigurata nella solare dea delle messi.
Ctonie (unica dea) è l'abisso che si spalanca, di fronte alla fragilità umana. E' la vagina dentata, il volto nero, la danza sfrenata... L'uomo non può fissarne il volto meduseo, pena la morte. Per questo Ctonie si copre, affinché i figli nati dalla sua unione col Cielo possano intuire, se non possedere.
4th-Jul-2008 06:35 pm - Prima Settimana Vegan del Cerchio del Frassino


Siamo lieti di annunciare l'inizio, lunedì 7 luglio, della I Settimana Vegan del Cerchio del Frassino, dedicata non solo alle ricette vegane (completamente "adattabili" per i vegetariani), ma anche alle motivazioni che hanno spinto molti di noi ad abbracciare lo stile di vita connesso al vegetarismo.

In che cosa consistono le Settimane Vegan del Cerchio del Frassino?
Come sempre siamo strenui sostenitori della centralità del dialogo e dello scambio di conoscenze e informazioni.
Durante le nostre Settimane Vegan verrà pubblicato ogni giorno un diverso menù vegano, che i visitatori e utenti di questo spazio virtuale potranno sperimentare: una buona occasione per vegani e vegetariani di scambiarsi nuove ricette e la possibilità, per chi non ha aderito al vegetarismo, di sperimentare la nostra cucina!
In più verranno messi a disposizione pieghevoli, volantini e materiale informativo, che potrete stampare, leggere, conservare o ridistribuire a vostra volta.
Noi stessi lo distribuiremo presso biblioteche, centri di aggregazione e culturali e botteghe del commercio equosolidale della nostra zona.

Volete fare pubblicità online alla nostra iniziativa?
Allora prelevate uno dei nostri banner (quello grande lo trovate in cima all'articolo che state leggendo, quello piccolo qui sotto) e inseritelo sul vostro sito o blog, linkandolo al Cerchio del Frassino: se lo farete e ci avviserete, al termine della I Settimana Vegan verrete inseriti nella lista degli "Amici&Sostenitori"!



Per ulteriori informazioni: cerchiodelfrassino[at]gmail.com
24th-Jun-2008 05:01 pm - Le streghe delle colline
Ora che è scoppiato il caldo, ora che l'aria è tornata a farsi pesante di quell'umidità che noi piemontesi ben conosciamo, per quanto spossata dall'afa, osservo il paesaggio con affetto e riconoscenza, come se fossi tornata a casa dopo un lungo viaggio.

In questa terra i racconti che parlano di strij, fantasmi e misteriose apparizioni sono numerosi, a volte terribili e tutti hanno il sapore della terra grassa, dell'acqua piovana, dei campi deserti nel mezzogiorno.
Si sussurrava, nelle stalle, che fosse poco saggio piantare tre alberi di noce sullo stesso terreno, perché sarebbe potuto diventare il luogo prediletto per i convegni delle fattucchiere. Qualcun altro, a quel punto, ricordava di essere stato costretto a far benedire il proprio albero di fichi, perché di notte, accanto alla pianta, erano solite passarci le streghe, per recarsi ai loro convegni coi diaulon.
Camminano, le streghe. Battono paesi e campagne. Si nascondono fra i rami degli alberi (sono anche quelli "alberi della vita?"). E si trasformano. Possono assumere sembianze animali, diventare pianta, sasso, oggetto pericoloso, pronto a ferire e mutilare. Come scriveva Apuleio nel suo Asino d'Oro, in questo ambiente impregnato di magia antica, tutto può apparire diverso diverso da ciò che è in realtà. Specie nei momenti di passaggio e transizione: le ore più calde del giorno, quando la mente e la vista (nel riverbero della luce intensa, accecante) possono confondersi - e la notte, quando l'oscurità rende uniforme la campagna e paurosi quei sentieri che vengono percorsi quotidianamente.

E' allora che le streghe si muovono, che vanno in giro a raccogliere erbe, gettare sortilegi su coloro che le osteggiano, rapire bambini: ognuna ha la sua peculiarità. Malevole o malinconiche, vecchie o giovani, reali o immaginate. Alcune sono donne la cui identità è storicamente attestata, tramandata di bocca in bocca nel corso degli anni. Altre sono semplici leggende, presenze evanescenti al pari dei fantasmi - ma più sanguigne e inquietanti, come solo la voce roca della Terra può esserlo.
Si deve aver paura, ad attraversare la campagna da soli.
Io stessa ho provato quella sensazione, nei caldi pomeriggi d'estate, quando il "demone meridiano" è in agguato.
Restare in piedi, immobili, di fronte a un sentiero deserto, a un prato o un campo assolati e dire a se stessi: «Vai avanti, adesso. Prosegui, non potrà accaderti nulla». E' semplice. Eppure il cuore ha rallentato i suoi battiti e un brivido - leggero, ma innegabile - corre lungo la schiena. Che cosa ci sarà dietro la curva, oltre quell'albero di gelso, fra i filari delle vigne. Cosa, fra queste colline...


Foto di Cristiano
12th-Jun-2008 06:23 pm - Lucio arriva in Tessaglia
Lucio è giunto da poco tempo in Tessaglia, terra di streghe, ed è affascinato dal mistero e dalla magia che ogni anfratto del paese sembra sprigionare.
Arrivato infine alla città di Ipata, dopo aver trascorso una parte del viaggio ad ascoltare racconti di stregonerie e sortilegi, ha l'impressione che tutto, nelle vie del centro abitato, risuoni di una voce incantata.
Tratto dal II libro delle Metamorfosi, è uno dei passi più suggestivi e "moderni" del romanzo di Apuleio, che tratteggia in poche righe un quadro surreale e carico di malìa.


Franz Von Stuck, L'assassino

E così non c'era niente che io vedessi in quella città che mi sembrasse essere ciò che in effetti era: mi pareva invece che tutte le cose, ma proprio tutte, fossero state mutate in un'altra forma da un qualche lugubre sussurro e perciò, ad esempio, i sassi in cui inciampavo fossero degli uomini cambiati in pietra, e che gli uccelli che sentivo fossero uomini che allo stesso modo si erano ricoperti di penne, e gli alberi che circondavano il pomerio [1], ugualmente, uomini che avevano messo le foglie, e che le acque delle fontane scaturissero in realtà da corpi di uomini. Ero arrivato al punto di aspettarmi che le statue e i ritratti si mettessero a camminare e i muri a parlare, e che i buoi e altri animali simili si mettessero a fare predizioni, e che persino dal cielo e dal disco del sole piovesse all'improvviso qualche oracolo.


[1] Pomerium: fascia di terreno consacrato che correva lungo l'esterno e l'interno delle mura cittadine, sulla quale non era possibile costruire né coltivare.

(Apuleio, Le metamorfosi, trad. it. di Lara Nicolini, BUR, Milano 2005)
24th-May-2008 11:45 am - Il primo numero di "Giunchiglia"
Con un po' di ritardo (mi perdonerete, ma ultimamente, tra il lavoro e l'esame di latino, ho veramente poco tempo a disposizione), annuncio anche qui, con una punta di malcelato orgoglio, che è uscito il primo numero di "Giunchiglia", il giornalino realizzato dalla nostra associazione Il Cerchio del Frassino.



Se desiderate riceverne una copia (la distribuzione è del tutto gratuita) non avete che da scriverci all'indirizzo di posta elettronica cerchiodelfrassino@gmail.com: vi invieremo appena possibile il giornale in formato .pdf, da conservare, stampare e, se lo vorrete, ridistribuire.

Vi ricordo che, per essere aggiornati su tutte le attività del Cerchio del Frassino e per ricevere tutte le copie di "Giunchiglia", non avete che da registrarvi alla nostra newsletter, compilando il form che troverete sul sito.
21st-May-2008 09:00 pm - Angizia
Dea osca (gli Oschi erano una popolazione pre-romana, che occupava il territorio dell’attuale Campania) della guarigione, a metà strada fra la divinità vera e propria e la maga.
Poteva uccidere i serpenti con il solo tocco della mano e i suoi rimedi contro il morso di queste creature erano infallibili. Il suo nome deriverebbe proprio da questa sua peculiarità: anguis, in latino, significa per l’appunto “serpente”.

Le notizie mitologiche sul suo conto sono veramente esigue. E’ probabile che i Romani la identificassero con Bona Dea.

Silio Italico, nelle sue Punicae, così ne parla:

Angitia, figlia di Eeta, per prima scoprì le male erbe,
così dicono, e maneggiava da padrona
i veleni e traeva giù la luna dal cielo;
con le grida i fiumi tratteneva e,
chiamandole, spogliava i monti delle selve.


Da notare che l’immagine della fattucchiera potente, capace di dominare con le proprie arti perfino gli astri è un topos ricorrente nella letteratura greco-latina.

William Smith, nel suo Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology ipotizza che la prima origine di questa divinità sia da rintracciare in Grecia: Angizia sarebbe stato il nome dato dai Marsi (popolazione italica che viveva nella zona del lago Fucino, in Abruzzo) a Medea.


Il tempio di Angizia
Immagine © Tempo per vivere

Il santuario di Angizia era collocato sulle rive della Conca del Fucino: gli abitanti della zona, secondo la tradizione, avrebbero ereditato dalla "magadea" la capacità di produrre ottimi antidoti contro il veleno dei serpenti. Trovate una bella descrizione del posto e delle sue atmosfere qui.


Immagine © Thaliatook.com
13th-May-2008 10:24 pm - Via la polvere e le ragnatele...
... apriamo le finestre per fare entrare un po' d'aria fresca.
Questo blog ne ha bisogno, abbandonato com'è ormai da due mesi a se stesso.
Finalmente ho la connessione a casa e potrò tornare a lavorare al sito, ai blog - a tutti i miei progetti, insomma.
Fa uno strano effetto scrivere da qui, da questa stanzetta in cui regna il caos perché "lo studio" (come lo chiamiamo pretenziosamente io e Cri) è ancora tutto da sistemare: mancano il lampadario, il tappeto, i quadri, un'abat-jour per il tavolino. Abbiamo montato solo la vecchia libreria del nonno, per i volumi più pesanti, la scrivania e questo pc.

Per anni ho scritto su queste pagine virtuali dalla mia vecchia stanza, alla quale, d'estate, giungevano i rumori della strada: l'andirivieni delle macchine, qualche strillo dei miei rumorosi vicini. Qui sento a malapena il gragra delle ranocchie, dal cortile posteriore, e il vocione di Tina, il segugio del mio vicino.
Ma la malinconia, ormai, è un ricordo sfumato. Sempre di più le sento mie, queste stanze incomplete.
Nel cortile ci sono tutti i miei vasi, la pianta dell'alloro è diventata il rifugio prediletto dei passeri della zona: a detta dei vicini, non era mai stata così affollata. Dò da mangiare ai gatti, stendo e lavo quando mi pare e quando posso. E' casa mia. La sistemo come piace a me.

Se mi manca il passato? Certo. Il passato, specie se è stato un passato tutto sommato gradevole e "fortunato", manca sempre.
Eppure qualcuno, in un mirabile film di Martin Scorsese, diceva: «Se si rimane attaccati al passato, si muore un po' ogni giorno».
Io l'ho sempre considerata una sacrosanta verità.
Perciò vado avanti.
Salpo - trepidante, timorosa, entusiasta.
Senza dimenticare (è ovvio) la strada che mi riporterà a casa.
Qualunque essa sia.
18th-Apr-2008 06:29 pm - Boicottiamo Guillermo "Habacuc" Vargas
Sorvolo sull'elezione del "nano malefico" semplicemente perché mi ero ripromessa di non scrivere volgarità sul mio blog. Tanto, mi sono già ampiamente espressa sul forum.
Torno invece alle mie campagne animaliste: gli animali - almeno loro - non deludono mai.

Guillermo "Habacuc" Vargas, un pessimo individuo passato agli onori della cronaca per aver lasciato morire di fame un cane durante una mostra d'arte (la sua "opera d'arte" sarebbe stata proprio questa: per saperne di più sulla triste vicenda leggete qui) torna a far parlare di sé. Parteciperà infatti, incurante delle proteste degli animalisti alla Bienal Artística Centroamericana de Honduras 2008.
E' inaccettabile!!

Vi chiedo perciò di firmare la petizione CONTRO la partecipazione di questo delinquente alla mostra biennale e di inviare le necessarie lettere di protesta, agli indirizzi indicati dalla LAV. Trovate tutte le informazioni necessarie sul sito della LAV e sul blog Natividad.

Grazie di cuore a tutti coloro che firmeranno.


Natividad, il cagnolino ucciso da Vargas
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